Dal 1° gennaio 2026 i premi di produttività dei lavoratori privati potranno essere tassati con un’aliquota sostitutiva fino all’1%, contro il 5% del 2025 e il 10% degli anni precedenti. Parliamo di somme che, per chi riceve bonus da 2.000–4.000 euro lordi, possono lasciare in tasca a fine anno qualche centinaio di euro in più rispetto a una tassazione ordinaria IRPEF.

Cosa cambia davvero dal 2025 al 2026

La Legge di Bilancio 2026, in fase di approvazione, conferma e rafforza la tassazione agevolata sui premi di produttività nel settore privato.

Il quadro, secondo le anticipazioni disponibili, è questo:

  • per il 2025 resta l’aliquota sostitutiva al 5% sui premi di produttività;
  • dal 1° gennaio 2026 l’aliquota agevolata dovrebbe scendere ulteriormente all’1% per chi rientra nei requisiti;
  • restano i tetti massimi di premio agevolabile: 3.000 euro lordi annui, che salgono a 4.000 euro se in azienda c’è un reale coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione;
  • l’agevolazione riguarda solo i lavoratori del settore privato con reddito da lavoro dipendente inferiore a 80.000 euro nell’anno precedente.

Attenzione: si parla di imposta sostitutiva. Vuol dire che, entro quelle soglie, sui premi non si applicano le ordinarie aliquote IRPEF a scaglioni, ma una tassa secca molto più bassa (prima 5%, poi 1%). Il resto della busta paga continua a essere tassato con l’IRPEF normale.

Chi ci guadagna e chi no

La platea potenziale è ampia: tutti i dipendenti del privato che nel 2025 hanno avuto un reddito da lavoro dipendente sotto gli 80.000 euro e che percepiscono premi di risultato regolati da accordi aziendali o territoriali.

Possono usufruire dell’aliquota agevolata all’1% dal 2026 i lavoratori che:

  • sono dipendenti del settore privato (sono esclusi, quindi, i dipendenti pubblici, per i quali valgono regole diverse);
  • hanno avuto nell’anno precedente un reddito da lavoro dipendente inferiore a 80.000 euro;
  • ricevono un premio di produttività entro 3.000 euro lordi, o entro 4.000 euro se l’azienda adotta forme di coinvolgimento paritetico dei lavoratori;
  • percepiscono un premio legato a obiettivi di produttività, redditività, qualità, efficienza, misurabili e verificabili sulla base di specifici accordi.

Restano fuori dall’agevolazione:

  • i lavoratori che superano il tetto degli 80.000 euro di reddito da lavoro dipendente nell’anno precedente;
  • la quota di premio che eccede i 3.000 o 4.000 euro agevolabili: l’eccedenza viene tassata con l’IRPEF ordinaria;
  • i bonus che non rispettano i requisiti di misurabilità e verificabilità stabiliti dagli accordi aziendali (ad esempio premi discrezionali non legati a indicatori oggettivi).

Quanto resta in tasca: esempi pratici

Per capire l’effetto sul portafoglio, basta fare qualche conto semplificato, ignorando per un attimo le addizionali locali.

  • Premio da 2.000 euro lordi
    Con IRPEF ordinaria al 25%: il lavoratore pagherebbe circa 500 euro di tasse e incasserebbe 1.500 euro netti.
    Con imposta sostitutiva al 5%: l’imposta scende a 100 euro, il netto sale a 1.900 euro.
    Con imposta sostitutiva all’1%: la tassazione crolla a 20 euro, il netto diventa circa 1.980 euro.
  • Premio da 3.000 euro lordi
    Con IRPEF al 25%: tasse circa 750 euro, netto 2.250 euro.
    Con aliquota al 5%: tasse 150 euro, netto 2.850 euro.
    Con aliquota all’1%: tasse 30 euro, netto 2.970 euro.

Più è alto il premio, più la differenza tra imposizione ordinaria e tassa agevolata si fa pesante. Su bonus da 3.000–4.000 euro, il passaggio dal 5% all’1% vale alcune decine di euro in più, ma rispetto all’IRPEF ordinaria lo scarto può essere di centinaia di euro.

Cosa sono i premi di produttività e come vengono erogati

I premi di produttività (o premi di risultato) sono somme aggiuntive alla normale retribuzione che le aziende private riconoscono ai dipendenti se vengono centrati determinati obiettivi: volumi di produzione, fatturato, margini, qualità del servizio, riduzione degli scarti, efficienza dei processi.

Possono assumere forme diverse:

  • bonus in denaro, aggiunti direttamente in busta paga in uno o più momenti dell’anno;
  • voucher per l’acquisto di beni o servizi (welfare aziendale);
  • altri benefit non monetari, come coperture sanitarie integrative o corsi di formazione.

Per beneficiare della tassazione agevolata, i premi in denaro devono essere collegati a risultati misurabili e verificabili e definiti all’interno di accordi aziendali o territoriali. Il fisco vuole poter controllare che si tratti di veri premi di risultato e non di semplice retribuzione mascherata.

Impatto su famiglie e imprese

Per le famiglie, l’aliquota all’1% rappresenta un aumento immediato del netto in busta in caso di premi riconosciuti dall’azienda. In un contesto di inflazione ancora non del tutto riassorbita e tassi sui mutui che restano più alti rispetto al passato, trattenere qualche centinaio di euro in più all’anno può fare la differenza su risparmi, rate e spese straordinarie.

Per le imprese, la misura diventa uno strumento di gestione del personale: legare una quota del salario a obiettivi misurabili, sapendo che il fisco la tassa quasi a zero, può aiutare a:

  • spingere la produttività senza irrigidire troppo il costo fisso del lavoro;
  • negli accordi di secondo livello, calmierare le richieste salariali, offrendo invece bonus incentivanti con forte vantaggio fiscale per i dipendenti;
  • rafforzare il “coinvolgimento paritetico” dei lavoratori, che consente di alzare il tetto di premio agevolabile a 4.000 euro.

Il rovescio della medaglia è il costo per l’erario: meno IRPEF incassata sui premi di risultato. È un tema che potrebbe tornare al centro del dibattito politico durante il passaggio parlamentare della manovra, con il rischio di ritocchi o limature.

Tempi e passaggi da tenere d’occhio

Al momento, l’aliquota all’1% è contenuta nella bozza di Legge di Bilancio 2026, ancora in via di approvazione. Questo significa due cose:

  • la decorrenza prevista è il 1° gennaio 2026, ma il testo potrebbe subire modifiche in Parlamento;
  • l’ultimo via libera arriverà solo con la pubblicazione della legge in Gazzetta Ufficiale a fine anno.

Nel frattempo, i lavoratori possono:

  • controllare in busta paga e nel CUD/Certificazione Unica il reddito da lavoro dipendente dell’anno, per capire se resteranno sotto gli 80.000 euro di soglia;
  • verificare, con il supporto del sindacato o delle RSU, se in azienda esiste un accordo sui premi di produttività con indicatori chiari e verificabili;
  • chiedere all’ufficio del personale se è previsto un sistema di coinvolgimento paritetico dei lavoratori, che consente di portare il tetto agevolato a 4.000 euro.

Nelle prossime settimane il punto chiave da monitorare sarà la versione definitiva della Legge di Bilancio 2026: solo allora si potrà sapere con certezza se l’aliquota all’1% verrà confermata, per stimare con precisione quanto varranno davvero, in tasca ai lavoratori, i premi di produttività che le aziende riconosceranno nel corso del prossimo anno.