Dal 1° gennaio 2026 il tasso di interesse legale scende dal 2% all’1,60%. Tradotto: chi paga in ritardo imposte e tributi verserà meno interessi rispetto al 2025.

Il taglio arriva mentre inflazione e rendimenti dei titoli di Stato si stanno raffreddando rispetto ai picchi del biennio 2022-2023. Il Ministero dell’Economia, con il decreto del 10 dicembre 2025 pubblicato in Gazzetta il 13 dicembre 2025, adegua il saggio legale alla nuova fase economica, più stabile e con tassi di mercato più bassi. Per famiglie e piccoli imprenditori questo non porta soldi immediati sul conto, ma riduce il “conto degli interessi” in caso di ritardi o errori nei versamenti al Fisco.

Cosa cambia davvero per famiglie e partite IVA

Il tasso legale all’1,60% è il parametro base che si usa per calcolare gli interessi in diversi casi comuni della vita fiscale di una famiglia o di una piccola attività. In particolare quando:

  • si paga una tassa in ritardo usando il ravvedimento operoso;
  • si regolarizzano vecchi debiti fiscali spontaneamente, prima che arrivi un avviso;
  • si calcolano interessi su somme dovute in base a sentenze o accordi che richiamano il tasso legale.

Dal 1° gennaio 2026 ogni giorno di ritardo costerà un po’ meno rispetto al 2025, perché la base annua scende dal 2% all’1,60%. Non si tratta di cifre enormi su pochi giorni, ma la differenza diventa visibile su importi medio-alti e su ritardi che si trascinano per mesi o anni.

Ritardi nelle tasse: quanto si risparmia con l’1,60%

Per capire l’impatto sul portafoglio, immaginiamo un contribuente che abbia dimenticato un versamento di 1.000 euro di imposta e decida di regolarizzarlo con ravvedimento operoso:

  • con tasso legale al 2% (2025), gli interessi annui teorici sarebbero 20 euro su 1.000 euro;
  • con tasso all’1,60% (dal 2026), gli interessi annui teorici scendono a 16 euro.

La differenza di 4 euro su un anno sembra modesta, ma aumenta con importi maggiori o debiti vecchi di alcuni anni, sui quali si sommano tassi diversi a seconda del periodo. Ricordiamo infatti che il saggio legale è cambiato spesso negli ultimi anni:

  • 2025: 2,00%;
  • 2024: 2,5%;
  • 2023: 5%;
  • 2022: 1,25%;
  • 2021: 0,01%;
  • 2020: 0,05%;
  • 2019: 0,8%;
  • 2018: 0,3%;
  • 2017: 0,1%;
  • 2016: 0,2%;
  • 2015: 0,5%;
  • 2014: 1%;
  • 2013 e 2012: 2,5%.

Chi ha posizioni arretrate che coprono più anni dovrà quindi applicare tassi diversi a seconda delle date: più alto per il 2023, un po’ meno per 2024 e 2025, ancora più basso dal 2026 con l’1,60%. In pratica, passare dal 2% all’1,60% riduce leggermente il costo di chi decide ora di mettersi in regola.

Ravvedimento operoso: come incide il nuovo tasso

Il ravvedimento operoso è lo strumento che permette di sanare errori o omessi versamenti pagando imposta, sanzione ridotta e interessi. Proprio gli interessi si calcolano usando il saggio legale pro rata giorno per giorno. Dal 1° gennaio 2026, per i giorni che cadono nel 2026, si userà l’1,60%.

In pratica, per calcolare la somma totale dovuta occorrerà:

  • individuare il periodo di ritardo che cade nel 2025 (interessi al 2%);
  • individuare i giorni di ritardo che cadono dal 1° gennaio 2026 in poi (interessi all’1,60%);
  • sommarli, perché il tasso non è unico ma cambia al passaggio d’anno.

Per chi sta valutando il ravvedimento proprio in questo periodo, il segnale è chiaro: più si va avanti nel 2026, più la quota interessi sui nuovi giorni di ritardo è un po’ più leggera rispetto al 2025. Resta però il rischio di aumentare le sanzioni per il maggior tempo trascorso, quindi non è detto che aspettare convenga davvero: il beneficio sul tasso legale può essere mangiato da sanzioni più alte.

Chi è toccato dal nuovo tasso e chi quasi non se ne accorge

Il passaggio all’1,60% riguarda:

  • tutti i contribuenti che utilizzeranno il ravvedimento operoso dal 2026 in avanti su errori e omissioni;
  • chi ha contenziosi o rapporti economici in cui è espressamente richiamato il saggio di interesse legale come parametro di calcolo;
  • professionisti e imprese che gestiscono per conto dei clienti piani di regolarizzazione basati sul tasso legale.

Invece, per chi paga sempre puntuale e non ha contenziosi o debiti pregressi, il nuovo tasso legale resta quasi invisibile: non ci sono nuovi soldi in arrivo né nuove tasse, ma solo un parametro che entra in gioco se si sfora una scadenza. Da ricordare anche che alcune maggiorazioni fisse previste dalla normativa (come certi interessi forfettari su pagamenti periodici) possono seguire regole proprie e non sono necessariamente agganciate al tasso legale: vanno quindi verificate caso per caso.

Cosa controllare oggi

Il cambio di tasso non richiede adempimenti immediati, ma è un’occasione per fare un check della propria posizione fiscale, specie se negli ultimi anni sono rimasti indietro versamenti o dichiarazioni:

  • verificare con il proprio consulente se ci sono tasse non pagate o pagate in ritardo che si possono ancora regolarizzare;
  • chiedere un riepilogo degli interessi calcolati finora, per capire quanto pesa davvero il debito e se il nuovo tasso rende più sostenibile il ravvedimento;
  • attenzione alle date: per i giorni fino al 31 dicembre 2025 resta il 2%, per i giorni dal 1° gennaio 2026 vale l’1,60%;
  • conservare copia del decreto MEF del 10 dicembre 2025 (pubblicato in Gazzetta il 13 dicembre 2025) come riferimento ufficiale del nuovo tasso.

Per famiglie e piccoli imprenditori la vera scelta nei prossimi mesi sarà se sfruttare il quadro di tassi legali più bassi per chiudere pendenze con il Fisco, evitando che errori di oggi si trasformino in costi molto più pesanti domani.