Tavolo da lavoro con progetti tecnici, ingranaggi e monete che richiamano gli incentivi innovazione

Incentivi innovazione per oltre 731 milioni di euro al via dalle 10 del 14 gennaio 2026 fino alle 18 del 18 febbraio 2026: imprese chiamate a muoversi subito.

La nuova ondata di risorse sugli incentivi innovazione arriva in un momento in cui molte aziende italiane stanno ancora facendo i conti con costi energetici elevati, tassi d’interesse non bassi e una domanda interna debole. In questo quadro, contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati possono fare la differenza tra rinviare un investimento strategico o farlo partire davvero.

Chi ci rientra e chi resta fuori

La platea potenziale degli incentivi innovazione è ampia: possono presentare domanda le imprese di qualsiasi dimensione, dalle piccole alle grandi, purché abbiano almeno due bilanci approvati. Dentro anche le imprese artigiane e i Centri di ricerca. Per alcuni ambiti (tecnologie quantistiche, reti tlc, cavi sottomarini, realtà virtuale e aumentata) sono ammesse pure le imprese di servizi.

Possono partecipare anche le società di persone in contabilità ordinaria, con requisiti basati sulle ultime due dichiarazioni dei redditi. È possibile presentare progetti singoli oppure in forma congiunta, fino a cinque soggetti co-proponenti, includendo anche organismi di ricerca.

Restano di fatto escluse le realtà nate da poco, che non hanno ancora due bilanci alle spalle, e le attività troppo piccole per gestire progetti da milioni di euro. Chi opera in settori lontani da automotive, materiali avanzati, robotica, semiconduttori, quantum, tlc, cavi o realtà virtuale/aumentata non troverà qui uno strumento adatto al proprio business.

Dove vanno i 731 milioni e quali settori sono favoriti

La dote complessiva degli incentivi innovazione è di 731 milioni di euro, uno dei capitoli più consistenti della politica industriale attesa per il 2026. La ripartizione è molto chiara e indirizza le scelte delle imprese:

  • 530 milioni per progetti in automotive e trasporti, materiali avanzati, robotica, semiconduttori;
  • 161 milioni per tecnologie quantistiche, reti tlc e cavi sottomarini;
  • 40 milioni per realtà virtuale e aumentata.

Una quota pari al 34% della dote è riservata a progetti nel Mezzogiorno. Se però le richieste dal Sud non dovessero esaurire questo plafond, le risorse potranno essere rimesse in circolo per le altre Regioni. Tradotto: chi ha sedi operative al Sud ha una corsia preferenziale, ma le imprese del Centro-Nord non devono considerare questi fondi “persi” a priori.

Quanti soldi può ottenere l’impresa

Gli incentivi innovazione finanziano progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale con spese ammissibili comprese tra 5 e 40 milioni di euro. La durata deve essere tra 18 e 36 mesi e i progetti possono partire solo dopo la presentazione della domanda: anticipare ordini o avvii può far perdere il diritto all’agevolazione.

Le forme di sostegno sono due:

  • contributo diretto alla spesa (a fondo perduto);
  • finanziamento agevolato, su richiesta dell’impresa.

L’intensità massima di aiuto, cioè la percentuale dei costi coperta dall’agevolazione, cambia in base alla dimensione aziendale:

  • 45% per le piccole imprese;
  • 35% per le medie imprese;
  • 25% per le grandi imprese.

È prevista una maggiorazione del 15% dell’intensità massima se si verifica almeno una di queste condizioni: presenza di Pmi nel progetto, realizzazione integrale nel Mezzogiorno, ruolo qualificato degli organismi di ricerca. In pratica, una Pmi che rispetta uno di questi criteri può arrivare, nei limiti consentiti dalle regole sugli aiuti, a coperture molto elevate dei costi di progetto.

Come e dove presentare la domanda (e cosa non sbagliare)

Le domande per gli incentivi innovazione devono essere inviate solo in via telematica. Il canale da usare è il portale di Mediocredito Centrale, soggetto gestore dello strumento, all’indirizzo fondocrescitasostenibile.mcc.it. Non sono ammesse modalità alternative: niente Pec, niente carta, niente file inviati via mail fuori sistema.

All’interno della domanda vanno caricati tutti i documenti richiesti, compreso il progetto con i dettagli tecnici ed economici. Se la valutazione istruttoria si chiude con esito positivo, si passa alla firma dell’Accordo per l’innovazione tra il ministero, i soggetti proponenti e le eventuali amministrazioni regionali che cofinanziano il progetto.

Alcuni paletti chiave ricordati anche dalle Faq del ministero:

  • un soggetto proponente non può essere capofila di più di un progetto;
  • ogni impresa appartenente a un gruppo può presentare una propria domanda autonoma;
  • aziende associate o collegate possono presentare un progetto congiunto, anche con forme contrattuali come associazione temporanea di scopo o raggruppamento temporaneo di imprese;
  • per data di avvio del progetto si intende la data del primo impegno vincolante (ordine di attrezzature, contratti) oppure l’inizio delle attività del personale, a seconda di quale evento avvenga prima.

Cumulo con altri aiuti e rischi di perdere il beneficio

Un punto delicato degli incentivi innovazione riguarda il rapporto con altri sostegni pubblici. La regola ribadita dalle Faq del ministero è netta: la misura non è cumulabile con altri aiuti di Stato. Il cumulo è invece possibile con agevolazioni che non rientrano tra gli aiuti di Stato, ma solo entro il limite dei costi effettivamente sostenuti.

Questo significa che chi ha già in corso contributi pubblici su progetti simili deve verificare con attenzione se rientrano o meno nella categoria “aiuti di Stato” e se insistono sulle stesse spese. Un errore di valutazione può portare, in sede di controlli, alla richiesta di restituzione delle somme percepite.

Per le verifiche di compatibilità con altre misure nazionali può essere utile confrontare le previsioni con le indicazioni disponibili sui siti istituzionali, ad esempio il portale del Mimit o, per misure fiscali e crediti d’imposta, il sito dell’Agenzia delle Entrate.

Cosa controllare oggi in azienda

Per famiglie che hanno partecipazioni in imprese, per imprenditori e professionisti che affiancano le Pmi, gli incentivi innovazione di questa tornata possono influire in modo concreto sui piani industriali dei prossimi anni. Chi è potenzialmente interessato dovrebbe verificare subito:

  • se l’azienda opera in uno degli otto ambiti previsti (auto, trasporti, materiali avanzati, robotica, semiconduttori, quantum, tlc, cavi, realtà virtuale/aumentata);
  • se sono disponibili due bilanci approvati e una struttura amministrativa in grado di gestire progetti tra 5 e 40 milioni;
  • se esistono già idee progettuali di ricerca e sviluppo che possono essere rafforzate o aggregate con altri partner;
  • se l’impresa ha sedi o stabilimenti nel Mezzogiorno, così da sfruttare la riserva territoriale e la maggiorazione di intensità;
  • la compatibilità con eventuali altri incentivi già ottenuti o in corso di richiesta.

Nelle prossime settimane il vero discrimine sarà la capacità di presentare in tempi brevi progetti solidi, ben documentati e con partenariati credibili. Chi arriva preparato ai nuovi incentivi innovazione può trasformare questa finestra temporale tra 14 gennaio 2026 e 18 febbraio 2026 in un acceleratore reale di crescita e non in un’occasione mancata.