Sigarette più care da domani 16 gennaio 2026: per alcune marche gli aumenti arrivano fino a 30 centesimi a pacchetto, con un impatto diretto e immediato sul portafoglio dei fumatori.
L’aumento rientra nella strategia dello Stato di alzare il gettito dalle accise sul tabacco: oggi le “bionde” garantiscono già circa 15 miliardi di euro l’anno, a cui si aggiungeranno oltre 1 miliardo dal 2026, di cui circa 900 milioni solo quest’anno. Per le famiglie, in un contesto di prezzi ancora alti per bollette, carrello della spesa e mutui più cari rispetto al passato, ogni rincaro fisso come quello delle sigarette pesa sul budget mensile.
Cosa cambia davvero per le famiglie
I primi aumenti di sigarette più care scatteranno sui marchi del gruppo Philip Morris. Un esempio concreto: le Marlboro arrivano a circa 6,80 euro a pacchetto, con un rialzo fino a 0,30 euro. Nei prossimi giorni i Monopoli aggiorneranno i listini anche per le altre marche, quindi chi fuma dovrà aspettarsi ritocchi diffusi su gran parte dei prodotti.
Aumentano anche:
- sigari
- tabacco trinciato per sigarette fatte a mano
Restano invece esclusi dal rincaro immediato alcuni prodotti di tabacco riscaldato, come le ricariche di una delle marche note (ad esempio “Terea”), verso cui le multinazionali stanno puntando sempre di più. Di fatto si crea una differenza di prezzo tra sigarette tradizionali e tabacco riscaldato, che potrebbe spingere una parte dei fumatori a spostarsi su questi prodotti.
Quanto costa in più al mese: i casi tipo
Per capire l’effetto delle sigarette più care sul budget familiare contano i numeri concreti, non le percentuali. Se il rincaro massimo è di 0,30 euro a pacchetto, ecco alcuni casi pratici:
- 1 pacchetto al giorno: 0,30 euro x 30 giorni ≈ 9 euro in più al mese, oltre 100 euro in più l’anno.
- 2 pacchetti al giorno: circa 18 euro in più al mese, oltre 200 euro in più l’anno.
- 3 pacchetti al giorno in famiglia (somma di più fumatori): l’extra può arrivare a 27 euro al mese, oltre 300 euro all’anno.
Se la famiglia ha due fumatori abituali, l’effetto cumulato può diventare paragonabile a una piccola rata in più all’anno, senza nessun beneficio concreto in cambio. E non è escluso che, con gli scatti progressivi fino al 2028, la spesa continui a crescere.
Come funzionano gli aumenti fino al 2028
La manovra prevede un percorso graduale di sigarette più care nel triennio 2026-2028. Tecnicamente si alza l’importo minimo fisso delle accise, cioè la parte di tassazione che colpisce ogni pacchetto a prescindere dal prezzo di listino.
Secondo i calcoli citati da Assoutenti:
- l’accisa minima sulle sigarette passa da 29,50 euro per 1.000 sigarette nel 2025 a 32 euro nel 2026
- poi sale a 35,50 euro nel 2027 e a 38,50 euro nel 2028
- per i sigaretti l’importo minimo dell’accisa sale da 37 a 47 euro/kg convenzionale nel 2026, a 49 euro nel 2027 e a 51 euro dal 2028
Per i prodotti a tabacco riscaldato vengono rivisti i coefficienti con cui si calcola l’accisa, ma l’impatto immediato sui prezzi al pubblico, nel breve, risulta più contenuto rispetto alle sigarette tradizionali. Nel complesso, il governo prevede un maggiore gettito di circa 1,47 miliardi di euro nel triennio grazie a questo pacchetto di aumenti.
Chi ci rientra e chi resta fuori (per ora)
La stretta sulle sigarette più care riguarda direttamente:
- fumatori di sigarette tradizionali industriali (tutte le principali marche)
- chi acquista sigari e tabacco trinciato da rollare
- chi vende tabacchi (tabaccai, bar con rivendita): dovranno aggiornare i listini e gestire clienti più nervosi e più sensibili al prezzo
Restano invece, per ora, relativamente meno colpiti:
- consumatori di tabacco riscaldato, almeno sui rincari immediati
- chi ha già smesso di fumare o sta riducendo drasticamente il consumo
Va sottolineato che il quadro non è definitivo: a livello europeo si discute di una direttiva che potrebbe spingere tutti i Paesi Ue verso aumenti più forti e più uniformi sulle accise del tabacco. Se questa linea venisse confermata, la forbice di prezzo potrebbe allargarsi ancora nei prossimi anni, non solo in Italia.
Perché lo Stato incassa e i medici chiedono aumenti ancora più alti
Le sigarette più care hanno un doppio volto: da un lato garantiscono alle casse pubbliche 15 miliardi di euro l’anno più oltre 1 miliardo aggiuntivo dal 2026; dall’altro, medici e associazioni sanitarie ritengono che questo non basti a coprire i costi sanitari legati al fumo.
Gli oncologi, da anni, propongono un aumento “monstre” di circa 5 euro a pacchetto rispetto ai livelli attuali, giudicando l’attuale tassazione ancora troppo morbida rispetto al costo sociale delle cure. Ancora più radicale la posizione dei medici ambientali di Sima, che spingono per una vera e propria “tassa sui vizi” allargata a:
- superalcolici
- bevande zuccherate
- altri prodotti nocivi per salute e ambiente
L’idea è quella delle cosiddette “sin tax”: aumentare il prezzo di ciò che fa male, usare le entrate extra per coprire i costi sanitari e, allo stesso tempo, scoraggiare i consumi dannosi. Un approccio che in altri Paesi è già applicato da anni a più categorie di prodotti.
Cosa controllare oggi se fumi (o hai un fumatore in casa)
Chi è toccato dai rincari delle sigarette più care non deve fare pratiche o domande: gli aumenti sono automatici in tabaccheria. Ma ci sono passi concreti da valutare subito:
- Verificare il nuovo prezzo del proprio marchio abituale: il listino può cambiare nell’arco di pochi giorni, non solo da domani.
- Ricalcolare il budget mensile: se in casa ci sono uno o più fumatori, mettere nero su bianco quanto costeranno i pacchetti nel 2026 e nei prossimi anni.
- Valutare riduzioni o stop: il rincaro può essere un’occasione per tagliare il consumo o informarsi su percorsi di cessazione del fumo tramite medico di base o servizi sanitari locali.
- Attenzione agli acquisti illeciti: con i prezzi in aumento, il rischio è rivolgersi al mercato nero o a canali non autorizzati. Oltre a essere illecito, può essere ancora più pericoloso per la salute.
Per informazioni generali su misure fiscali e sanitarie collegate ai consumi, è sempre consigliabile consultare il sito dell’Agenzia delle Entrate o i portali istituzionali del Servizio sanitario nazionale, ricordando che la tendenza delle politiche pubbliche, in Italia e in Europa, va verso una pressione progressiva sui prodotti dannosi per la salute.
Nel frattempo, la certezza per le famiglie è una sola: le sigarette più care non sono un episodio isolato, ma l’inizio di un percorso di rincari programmati fino al 2028. Chi fuma farebbe bene da subito a considerare questo costo come destinato a crescere ancora, e a decidere se lasciarlo erodere il bilancio familiare o trasformarlo in un risparmio strutturale riducendo o abbandonando il fumo.