Il 16 giugno scade l’acconto IMU 2026: riguarda chi possiede seconde case, fabbricati, aree edificabili o terreni, mentre molte abitazioni principali restano fuori dal pagamento.
Chi deve pagare entro il 16 giugno
L’IMU 2026 non la paga chi vive in affitto. Non la paga nemmeno il nudo proprietario, se sull’immobile c’è un usufruttuario o un altro titolare di diritto reale.
Devono invece controllare il versamento i proprietari di seconde case, fabbricati diversi dall’abitazione principale, aree edificabili e terreni agricoli. Il pagamento può riguardare anche usufruttuari, titolari di diritto di abitazione, concessionari di aree demaniali e utilizzatori di immobili in leasing.
L’acconto è di norma pari al 50% dell’imposta calcolata con aliquote e detrazioni dell’anno precedente. Chi ha comprato o venduto casa nei primi mesi del 2026 deve invece rifare i conti sui mesi effettivi di possesso.
Chi può non pagare o pagare meno
La prima esclusione resta quella più nota: l’abitazione principale non di lusso. L’esenzione vale se casa e residenza reale coincidono. Le abitazioni di lusso restano invece soggette a imposta, con detrazione di 200 euro e aliquota ridotta.
Per i coniugi con residenze diverse, l’esenzione può valere in presenza di situazioni reali e documentate. Se la doppia residenza è solo formale, il Comune può contestare il beneficio.
Pagano meno anche alcuni immobili dati in comodato gratuito a figli o genitori: la base imponibile può scendere del 50%, ma servono contratto registrato e uso dell’immobile come abitazione principale da parte del familiare.
Per gli immobili affittati a canone concordato lo sconto indicato è del 25% sull’imposta. Per fabbricati inagibili, inabitabili o di interesse storico-artistico, la riduzione può essere del 50% sulla base imponibile, se ci sono documenti tecnici e comunicazioni al Comune.
Il calcolo dipende dal Comune
Il punto che pesa davvero sul portafoglio è l’aliquota comunale. Due case simili, in due Comuni diversi, possono generare importi differenti. Per questo usare un vecchio calcolo può far pagare troppo o troppo poco.
Il calcolo parte dalla rendita catastale rivalutata del 5%, poi si applica il coefficiente della categoria catastale e infine l’aliquota decisa dal Comune. Per le abitazioni ordinarie il coefficiente indicato è 160; per uffici 80; per negozi 55.
Se l’importo annuo totale è sotto 12 euro, il versamento di solito non è dovuto, salvo regole comunali diverse. Il saldo terrà conto delle aliquote nuove deliberate e pubblicate entro il 28 ottobre.
Pagamento e documenti da non sbagliare
L’IMU 2026 si paga con modello F24, bollettino postale o sistemi PagoPA messi a disposizione dai Comuni. Per i versamenti fiscali restano utili anche le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate.
Gli errori più costosi sono sempre gli stessi: aliquota vecchia, quota di possesso sbagliata, mesi di possesso non aggiornati, comodato non registrato, inagibilità non documentata.
Attenzione anche alle variazioni: acquisto, vendita, successione, cambio d’uso o modifica catastale possono richiedere una nuova dichiarazione IMU entro il 30 giugno.
Cosa fare adesso
- Verifica se l’immobile rientra nell’abitazione principale non di lusso o tra quelli soggetti a IMU 2026.
- Controlla sul sito del Comune aliquote, detrazioni e soglia minima di pagamento applicata.
- Ricalcola l’acconto se nel 2026 hai comprato, venduto, ereditato o cambiato quota di possesso.
- Recupera contratto registrato, perizia, comunicazione al Comune o altri documenti se chiedi uno sconto.
- Conserva ricevuta F24, bollettino o pagamento PagoPA insieme al calcolo usato.
Fonti
- Fonte: Fonte originale
- Agenzia delle Entrate: Sito ufficiale Agenzia delle Entrate