Fino alle 17 del 19 dicembre 2025 le imprese del turismo possono chiedere il bonus affitto per gli alloggi dei dipendenti: è un aiuto economico per chi deve affittare case al personale, non un contributo pagato direttamente ai lavoratori.

La misura arriva in un momento in cui nel turismo i salari restano bassi e gli affitti nelle località più richieste – mare, montagna, città d’arte – sono spesso fuori portata per chi fa la stagione. Il governo prova così a intervenire su uno dei nodi che frenano le assunzioni: trovare personale disposto a spostarsi senza dover spendere metà stipendio in affitto.

Chi ci rientra e chi resta fuori

Il bonus affitto turismo è riservato alle imprese, non alle persone fisiche. A poter presentare domanda sono le aziende che operano nel comparto turistico-ricettivo e nei servizi collegati, con codice Ateco rientrante nelle macro categorie:

  • I: attività dei servizi di alloggio e ristorazione (hotel, b&b, campeggi, ristoranti, bar, ecc.)
  • T: altre attività di servizi legate al turismo
  • S: attività artistiche, sportive e di divertimento connesse al comparto turistico

Gli alloggi devono essere destinati ai lavoratori del turismo, compresi quelli impiegati in esercizi che somministrano alimenti e bevande. Restano quindi esclusi:

  • i singoli lavoratori che cercano un aiuto diretto per il proprio affitto
  • le imprese che non rientrano nelle macro categorie Ateco indicate
  • gli immobili usati per altri scopi (turisti, affitti brevi, uso promiscuo) non dedicati al personale

Altro paletto: gli alloggi devono trovarsi nella stessa provincia in cui è situata la struttura turistico-ricettiva collegata e non possono distare più di 40 chilometri dal luogo di lavoro. Obiettivo evidente: favorire soluzioni realistiche per chi deve raggiungere la struttura ogni giorno.

Cosa cambia davvero per le famiglie dei lavoratori

Per i lavoratori il vantaggio non arriva come bonifico sul conto, ma come canone calmierato. Le imprese che ottengono il bonus devono impegnarsi a offrire alloggi a un prezzo inferiore di almeno 30% rispetto al valore di mercato della zona.

Non si tratta quindi di un aiuto una tantum: l’impegno minimo è di 5 anni, con possibilità di arrivare fino a 10 anni di affitto agevolato per il personale. Per chi ogni stagione è costretto a cambiare casa, barcamenandosi tra stanze collettive e subaffitti, significa maggiore stabilità e costi più prevedibili.

Il tetto massimo di contributo pubblico è pari a 3.000 euro per posto letto. Questo limite non corrisponde automaticamente allo sconto per il lavoratore, ma rappresenta il margine con cui l’azienda può abbassare i canoni richiesti, tenendo insieme sostenibilità economica e convenienza per il personale.

Nelle località dove il costo degli affitti è esploso, la misura può fare la differenza tra accettare una stagione o rinunciare all’impiego perché l’alloggio pesa troppo sul bilancio familiare. Resta però un punto critico: il beneficio dipende dalla scelta del datore di lavoro di aderire o meno all’agevolazione.

Come funziona il bonus per le imprese

Il bonus affitto turismo è un contributo diretto alle aziende: i fondi servono a coprire parte dei canoni di locazione degli immobili destinati ai dipendenti. Per accedere, l’impresa deve avere l’immobile nella propria disponibilità, cioè:

  • essere proprietaria dell’alloggio, oppure
  • avere un contratto di affitto regolarmente registrato

Le spese ammesse devono essere:

  • pertinenti: collegate agli alloggi per i lavoratori
  • tracciabili: pagamenti dimostrabili
  • documentate: contratti, fatture, ricevute quietanzate
  • coerenti con il piano dei costi presentato in domanda

Il contributo può essere concesso per una singola unità immobiliare o per più appartamenti, purché tutti nella stessa provincia della struttura turistica. I fondi disponibili sono pari a 22 milioni di euro all’anno per il 2025, 2026 e 2027 e vengono assegnati fino a esaurimento.

Chi gestisce il bonus è Invitalia, che valuta le domande in base a criteri che verificano la reale capacità dell’impresa di mettere a disposizione alloggi effettivi e utilizzabili dai dipendenti. Le erogazioni possono avvenire in una o più quote.

Soldi, scadenze e tempi: cosa aspettarsi

La finestra per presentare domanda è già aperta e si chiude alle 17 del 19 dicembre 2025. Lo sportello telematico funziona dalle 10 alle 17, dal lunedì al venerdì, fino a quella data.

La domanda va inviata solo online, attraverso il portale di Invitalia, accedendo con Spid, Cie o Cns. Occorre preparare in anticipo:

  • dati dell’impresa e del legale rappresentante
  • informazioni sugli immobili e sui contratti (proprietà o locazione registrata)
  • piano dei costi e documentazione delle spese

Se le richieste superano le risorse disponibili, le domande “in coda” non vengono automaticamente bocciate: restano sospese in attesa che si liberino fondi da domande respinte, rinunce oppure da un eventuale rifinanziamento della misura. Non ci sono però garanzie sui tempi o sulla certezza dello sblocco.

Per le famiglie dei lavoratori stagionali il vero impatto si vedrà nei prossimi mesi: più strutture decideranno di partecipare, più l’offerta di alloggi a canone ridotto potrà allargarsi. Il rovescio della medaglia è che chi lavora per piccole imprese poco strutturate, o per datori che non vogliono impegnarsi su 5-10 anni, rischia di non vedere alcun beneficio.

Cosa controllare oggi

Chi lavora nel turismo e fatica a trovare casa dovrebbe chiedere subito al proprio datore di lavoro se l’azienda sta valutando di aderire al bonus affitto turismo. Non è una pretesa, ma è un’informazione che può pesare nella scelta di accettare o meno una proposta di lavoro.

Le imprese del settore, soprattutto quelle in località con forte carenza di personale, farebbero bene a verificare rapidamente i requisiti degli immobili di cui dispongono e a organizzare la documentazione per Invitalia, perché la scadenza del 19 dicembre 2025 è molto vicina e i fondi non sono illimitati. Nei prossimi mesi il punto da monitorare sarà uno: quante aziende utilizzeranno davvero lo strumento per offrire alloggi più accessibili ai propri lavoratori e quante, invece, lasceranno i fondi sul tavolo.