anticipo Fondo Espero

Anticipo Fondo Espero: per alcuni docenti e ATA la ritenuta IRPEF sugli anticipi può arrivare a circa 23% invece del 15%, con un taglio netto sulla somma incassata.

Chi rischia davvero l’IRPEF al 23%

La situazione riguarda i lavoratori della scuola iscritti al Fondo Espero (docenti e personale ATA) che chiedono un anticipo e si aspettano la tassazione “standard” al 15%, tipica della previdenza complementare per alcune causali.

La “brutta sorpresa” può emergere soprattutto quando una parte rilevante del montante usato per l’anticipo deriva da contributi maturati fino al 2017. In quel caso, secondo quanto riportato, su quelle somme può scattare una ritenuta intorno al 23%.

Quanto ti costa sul portafoglio: differenza 15% vs 23%

La differenza tra 15% e 23% non è un dettaglio: sono 8 punti in più di imposta sulla parte di anticipo colpita dall’aliquota più alta.

Esempio pratico (solo per capirsi): su 10.000 euro di anticipo, tra il 15% e il 23% ballano 800 euro di netto, se l’aliquota più alta si applica a tutta la somma. Se invece l’anticipo “pesca” solo in parte su contributi ante 2018, l’impatto reale sarà proporzionato.

Quando il 15% può scendere fino al 9% (ma non per tutti)

Per alcune prestazioni della previdenza complementare, la tassazione può essere più favorevole con l’anzianità nel fondo: l’aliquota parte da 15%, dopo 15 anni inizia a ridursi di 0,30 punti percentuali per ogni anno successivo, fino a un minimo del 9% dopo 35 anni di partecipazione.

Questo “sconto” però non mette al riparo dal problema segnalato sugli anticipi: conta anche da quali anni arrivano i contributi effettivamente utilizzati per pagare l’anticipo.

Perché l’anticipo può essere tassato di più: contano i versamenti fino al 2017

Il punto chiave è temporale: secondo le spiegazioni riportate, i contributi maturati fino al 2017 seguono un regime diverso e possono finire con una ritenuta IRPEF intorno al 23%. I contributi maturati dal 2018 in poi rientrerebbero invece nel regime più favorevole con aliquota 15%.

Risultato pratico: non basta guardare quando presenti la domanda. Devi capire quali quote del tuo montante vengono effettivamente usate per pagarti l’anticipo.

Il “trucco” contabile che cambia tutto: criterio FIFO

Il Fondo, per individuare quali somme erogare, utilizza il criterio FIFO (“first in, first out”): in sostanza vengono usati prima i contributi più vecchi e solo dopo quelli più recenti.

Se i contributi più “vecchi” sono soprattutto ante 2018, l’anticipo Fondo Espero rischia di essere tassato a circa 23% (o comunque con un prelievo più alto del previsto) anche se la richiesta viene fatta anni dopo.

Attenzione al TFR e al ruolo INPS: cosa può incidere sulla liquidazione

Per i lavoratori della scuola, una parte dell’accumulo può essere collegata al TFR. Nell’articolo si ricorda che il trasferimento del TFR legato all’INPS può avvenire in momenti diversi, perché il fondo può liquidare solo quanto effettivamente ricevuto e una quota può arrivare solo alla cessazione del rapporto di lavoro.

Se vuoi orientarti tra accessi, aree riservate e verifiche, qui trovi una guida utile: Guida pratica INPS.

Cosa fare adesso

  • Prima di chiedere un anticipo Fondo Espero, chiedi (o verifica nella documentazione disponibile) quanta parte del tuo montante deriva da contributi maturati fino al 2017 e quanta dal 2018 in poi.
  • Quando presenti la domanda, chiedi una stima della ritenuta attesa: ti serve per capire il netto che incasserai e se l’operazione ti conviene davvero.
  • Controlla se l’anticipo richiesto “pesca” su quote ante 2018 per effetto del criterio FIFO: è il punto che può far scattare l’aliquota intorno al 23%.
  • Se nel tuo montante c’è anche TFR collegato all’INPS, verifica se e quanto è già stato trasferito: l’importo disponibile per l’anticipo può dipendere da quanto è stato effettivamente accreditato al fondo.

Fonti