37.715.000 euro già stanziati per il 2025, borse di studio tra 150 e 500 euro per studenti delle superiori con ISEE fino a 15.748,78 euro: qui si capisce se la misura riguarda la tua famiglia.
Il contesto è quello di bilanci familiari sotto pressione: affitti, mutui, carrello della spesa e bollette erodono il margine per libri, trasporti, gite, attività extrascolastiche. In questo quadro, una borsa di qualche centinaio di euro non risolve tutto, ma fa la differenza tra poter pagare un abbonamento ai mezzi o rimandare, tra iscrivere un figlio a un corso o rinunciare. Per molte famiglie con ISEE basso, questi contributi diventano un tassello stabile del “budget scuola” di ogni anno.
Cosa cambia davvero per le famiglie
La novità concreta è che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha confermato e finanziato per il 2025 il pacchetto di borse di studio per le scuole superiori, con un plafond di 37,715 milioni di euro dentro il Fondo unico per il welfare dello studente e il diritto allo studio. Non si tratta di un bonus occasionale, ma di una misura strutturale pensata per limitare le disuguaglianze tra territori e tra famiglie con redditi diversi.
Il punto chiave per il portafoglio è l’importo: ogni borsa varia tra 150 e 500 euro. Non sono soldi teorici: nei bandi regionali vengono indicati importi precisi e, una volta in graduatoria, l’accredito arriva di solito sul conto del genitore o tramite strumenti indicati dalla Regione (talvolta voucher o buoni digitali). In molte situazioni una famiglia con due figli alle superiori può arrivare a incassare anche 300–1.000 euro complessivi, a seconda dell’importo deciso localmente e dell’ISEE.
Chi ci rientra e chi resta fuori
La platea potenziale è ampia, ma con un criterio economico molto netto. Possono rientrare le studentesse e gli studenti iscritti alle scuole secondarie di secondo grado (licei, tecnici, professionali). Per i minorenni la richiesta viene presentata da chi ha la responsabilità genitoriale.
Il requisito economico indicato a livello nazionale è un ISEE non superiore a 15.748,78 euro. È una soglia bassa, che punta a intercettare le famiglie più fragili: in pratica parliamo di nuclei spesso con un solo reddito, lavori discontinui o part‑time, o famiglie numerose con entrate limitate.
Resta quindi esclusa una fascia consistente di ceto medio-basso che si trova sopra questa soglia ma che comunque fatica a sostenere tutte le spese scolastiche. Per queste famiglie entrano in gioco altri strumenti: bonus libri, bonus scuola regionali, detrazioni fiscali, doti educative. Ma la borsa nazionale per le superiori, così come è impostata, è mirata sui redditi davvero bassi.
Attenzione a un aspetto: la gestione è affidata alle Regioni. Questo significa che alcuni dettagli possono cambiare da territorio a territorio, per esempio:
- possibili piccole variazioni nei requisiti aggiuntivi (frequenza, merito minimo, residenza continuativa);
- modalità di domanda (portale online regionale, tramite scuola, sportelli dedicati);
- documenti richiesti oltre all’ISEE (autocertificazioni, codice IBAN, attestazioni della scuola).
Non risulta, dal quadro fornito, che le Regioni possano alzare la soglia ISEE nazionale; di solito possono solo specificare condizioni accessorie. In ogni caso bisogna sempre verificare il bando locale.
Come vengono usati i 37,7 milioni: dove ci sono più chance
I 37.715.000 euro vengono divisi in due blocchi uguali da 18.857.500 euro ciascuno. Non è un dettaglio tecnico, ma un’informazione che incide sulle probabilità di accesso a seconda della Regione in cui si vive.
La prima metà dei fondi va dove ci sono più famiglie a rischio povertà, secondo i dati INPS 2024. La seconda metà segue invece il numero di studenti che hanno abbandonato la scuola nell’anno 2023/2024, in base al sistema informativo del Ministero.
Tradotto: le Regioni con più disagio economico e più dispersione scolastica avranno più risorse. In quelle aree potrebbero esserci:
- più borse disponibili a parità di requisiti;
- importi più vicini al tetto dei 500 euro;
- maggiore attenzione a intercettare le famiglie vulnerabili tramite le scuole.
Nelle Regioni con meno povertà relativa e minore abbandono, i fondi saranno proporzionalmente più bassi: questo può tradursi in importi più contenuti o graduatorie più selettive, specialmente se le domande saranno molte.
Soldi, scadenze e tempi: cosa aspettarsi
L’importo di ogni singola borsa deve restare, per regola nazionale, tra 150 e 500 euro. Dentro questo intervallo decide la Regione: c’è chi preferisce erogare un numero maggiore di contributi a importo più basso, e chi punta su meno beneficiari ma con cifre più alte.
Le famiglie devono tenere d’occhio due calendari diversi:
- quello delle domande regionali, fissato nei bandi delle singole Regioni (di solito tra primavera e autunno, ma può variare molto);
- quello dell’iter amministrativo nazionale: le Regioni devono inviare gli elenchi dei beneficiari al Ministero a partire dal 31 marzo 2026 ed entro il 15 giugno 2026.
Queste due date non indicano quando la famiglia incassa il denaro, ma quando lo Stato si aspetta che le Regioni abbiano chiuso le graduatorie e trasmesso i nomi. I bandi regionali, quindi, usciranno prima e avranno scadenze anticipate rispetto a questa finestra.
Nella pratica, chi vuole ottenere la borsa deve muoversi molto prima: aspettare la primavera del 2026 significa essere già fuori tempo massimo. Il periodo da monitorare, per esperienza degli anni scorsi, è l’anno scolastico di riferimento: tra la fine di un anno e l’inizio del successivo spesso vengono aperte le finestre per le domande.
Gli errori che ti fanno perdere il beneficio
Il rischio principale non è tanto non avere i requisiti, quanto perdersi le scadenze o compilare male la domanda. Alcuni errori ricorrenti:
- ISEE scaduto o mancante: senza un ISEE aggiornato e inferiore a 15.748,78 euro la domanda non può essere presa in considerazione;
- domanda presentata al soggetto sbagliato: in alcune Regioni si fa sul portale regionale, in altre tramite la scuola; seguire solo il “sentito dire” può far perdere il termine utile;
- IBAN errato o non intestato al genitore indicato: può bloccare o rallentare l’accredito;
- assenze prolungate o mancata frequenza: se il bando richiede un minimo di presenze o di rendimento, non rispettarlo comporta esclusione;
- non conservare ricevute e protocolli: in caso di contestazioni, senza prova di invio è difficile essere riammessi.
Altro errore frequente: considerare la borsa come automatica “perché abbiamo l’ISEE basso”. Non è così: serve sempre una domanda formale, fatta entro i termini e secondo il canale corretto. E va rifatta ogni anno, non è un beneficio che si rinnova da solo.
Cosa controllare oggi
Per una famiglia con figli alle superiori e ISEE sotto 15.748,78 euro, la priorità è organizzarsi per non arrivare impreparati quando usciranno i bandi. Nell’immediato conviene:
- verificare la scadenza del proprio ISEE e programmare per tempo il rinnovo;
- monitorare il sito della propria Regione (sezione istruzione, diritto allo studio, borse) e le comunicazioni ufficiali della scuola;
- informarsi presso la segreteria scolastica su bandi degli anni passati, per capire quando di solito vengono aperte le domande e con quali modalità;
- incrociare questa borsa con altri strumenti già annunciati, come bonus libri, bonus scuola o doti educative regionali, in modo da avere una stima complessiva delle entrate possibili nel bilancio famigliare.
Nel quadro di rincari generalizzati, ogni contributo tra 150 e 500 euro può coprire una parte importante di spese per libri, trasporti e materiale didattico. Chi rientra nei requisiti deve considerare queste borse come un tassello fisso della propria “strategia scuola”: programmazione dell’ISEE, attenzione ai bandi regionali e domanda tempestiva sono le tre mosse decisive per non lasciare soldi sul tavolo.